Si faccia di Palazzo Contarelli uno spazio per le donne!

RIFONDAZIONE COMUNISTA propone che Palazzo Contarelli diventi il luogo delle donne.

Una casa civile dove accogliere, ospitare e sostenere tutte le vittime di violenza e indifferenza della società!

Aderisci a questo progetto e sostieni Rifondazione Comunista con il voto.

Due articoli scritti nel 2005 e 2006 inerenti alla storia e conseguente proposta in occasione dell’allora richiesta al Demanio, da parte dell’amministrazione  dell’uso del Palazzo.

Palazzo Contarelli

Vista di Palazzo Contarelli a Correggio

PALAZZO CONTARELLI UN BENE PER I CITTADINI

Nel 1905 si costituisce la Società cooperativa “denominata “Casa del Popolo” dove vi confluirono ben 14 cooperative di Correggio e delle frazioni, il cui scopo era fare della Cooperazione di consumo il perno della cooperazione e che raggruppava al loro interno i laboratori di mestiere, gli uffici di ispezione, tecnici, amministrativi, gli istituti di credito, i magazzini, ecc., arrivando così a fondere sempre meglio insieme, per un unico alto scopo le energie operaie.

La “Casa del popolo” che in quegli anni fu tra le esperienze più interessanti del territorio, un anno dopo la sua nascita, acquistò il Palazzo Contarelli, dove pochi mesi prima la cooperativa aveva inaugurato la propria sede.

Essa fu nella provincia di Reggio Emilia l’unica cooperativa integrale ed inoltre possedeva un grande storico Palazzo.

Negli anni venti con l’avvento del fascismo iniziano le violenze, le devastazioni delle cooperative di consumo ed il Palazzo viene trasformato in Casa Littoria e quindi sede del Partito Fascista Repubblicano.

Con la Liberazione tutti gli immobili che avevano espropriato i fascisti diventano di proprietà dello Stato Italiano.

Nel giugno del 2004 Rifondazione Comunista di Correggio presenta attraverso i suoi Parlamentari una Interrogazione Parlamentare al Governo dove chiede “Chi è il proprietario di Palazzo Contarelli”. La risposta arriva dopo 30 giorni e il Governo non parla di proprietà ma ritiene che il leggittimo “gestore” ne sia il Comune.

E’ già qualcosa. L’interrogazione fu fatta anche con lo scopo di capire allora se il Palazzo in questione rientrava tra gli immobili delle cartolarizzazioni che il Governo stava mettendo in atto. Il mese scorso abbiamo appreso dai giornali che il Sindaco si è recato a Roma per trattare con il Demanio l’uso del Palazzo e poterlo così riconsegnare alla cittadinanza. Noi crediamo che lavorare a questa trattativa sia molto importante perché restituirebbe alla cittadinanza non solo un immobile di prestigio che può essere utilizzato per fini sociali ma ciò che i contadini, gli operai, i soci cooperatori di allora con grandi sacrifici e grandi abilità amministrative riuscirono a produrre. Perciò crediamo che vada riconsegnato ai suoi legittimi proprietari: i correggesi.

CASA DELLE DONNE: UNO SPAZIO PER IL CONFRONTO

Riflettendo sulla realtà di Correggio, luogo di socialità e di una radicata rappresentanza femminile che soprattutto negli ultimi 40 anni ha dato un forte contributo alla realizzazione di quelli aspetti sociali che hanno permesso la costruzione degli asili nidi, delle scuole materne di qualità, dei consultori, ecc…ho fatto alcune considerazioni su ciò che potrebbe riproporsi anche qui da noi l’esperienza che esiste in altre realtà italiane. Varie sono state nel corso degli anni le associazioni femminili che si sono misurate sul nostro territorio. Ne cito alcune che appartengono al recente passato: l’UDI, il Centro Donne “Luna”,ecc. per arrivare ai giorni nostri dove singole cittadine (mi viene in mente lo spazio messo a disposizione presso il Convitto) dove da un paio d’anni si cimentano in incontri con donne immigrate, e dove si intrecciano i nostri percorsi di donne che hanno assaggiato l’emancipazione a quello di donne portatrici di altre forme di emancipazione, di altre culture, di altri percorsi.

Sarebbe bello condividere un progetto tra le realtà esistenti, da definire insieme, che sia un luogo d’incontro e di scambio di informazioni, curiosità, di lettura della ricerca di altri ed ulteriori strumenti per il proprio, esclusivo e congeniale percorso di sviluppo. Insomma una “Casa Internazionale delle donne”, da realizzare in una struttura simbolo, quale tipo di accoglienza permanente, dove ci si possa confrontare, e mostrare tutto ciò di cui l’universo femminile è capace. Esiste ancora un tessuto di realtà femminili, molto diverse tra loro, anche per il complesso approccio culturale. La creazione di uno spazio all’interno della casa per l’accoglienza di donne maltrattate (vedi ciò che il Consorzio dei servizi Sociali ha già iniziato a sviluppare con l’Associazione “Non da sola” di Reggio Emilia). Insomma iniziamo a ripensare uno spazio dove le giovani generazioni, pur con percorsi politici e legate a culture diverse, hanno un terreno comune sul quale misurarsi che può essere il tema della precarietà del lavoro e della vita. L’obiettivo del progetto potrebbe essere la creazione di una struttura aperta, un laboratorio, dove poter coniugare impresa culturale e servizi: la creazione di una bottega che promuova l’artigianato delle donne, una caffetteria, un centro di documentazione, e una piccola biblioteca. Organizzazione di corsi di formazione, seminari e presentazione di libri, consulenza psicologica e legale per la salute delle donne maltrattate. Ora in un momento in cui il desiderio di partecipazione è forte.

Ovviamente per fare tutto ciò è richiesto un luogo, un luogo simbolo, e potrebbe essere uno spazio all’interno del Palazzo Contarelli, da poco ridato alla cittadinanza grazie all’impegno dell’Amministrazione, che era stato acquistato all’inizio del secolo scorso da una cooperativa, dove anche le donne hanno dato il loro contributo.

(entrambi gli articoli usciti su “Insieme Parlando” rispettivamente a Settembre 2005 e Settembre 2006)

Rina ZARDETTO (Candidata al Consiglio Comunale con RIFONDAZIONE COMUNISTA)

 

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